La Corte dei Conti - sezione della Liguria - ha pronunciato una interessante sentenza in merito alla responsabilità erariale del medico che prescriva farmaci in eccesso rispetto ai piani terapeutici (sentenza n. 281/2006). Afferma la Corte che la legge assegna ai piani terapeutici il carattere di indicazioni da fornire "alla valutazione dei medici curanti", riconoscendo a questi ultimi, che operano a diretto contatto con il malato e hanno la visione complessiva delle sue reali condizioni, fisiche, ambientali e psicologiche, quel margine di discrezionalità nella valutazione degli indirizzi terapeutici provenienti dalle competenti strutture sanitarie, che consente loro di adottare le soluzioni terapeutiche che meglio si attagliano alla fattispecie concreta. Con questa premessa, secondo la Corte non possono costituire indice di errore professionale gravemente colposo le prescrizioni effettuate in eccedenza rispetto alla quantità prevista dal piano terapeutico (o modulo autorizzativo); non si tratta infatti di errori diagnostici o terapeutici, derivanti dalla mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti alla scienza medica, n¨¦ di difetto del livello minimo di abilità e perizia tecnica proprio della professione, bensì di mere irregolarità amministrative. Secondo la giurisprudenza, infatti, la colpa professionale del medico, deve essere valutata nel ristretto ambito della colpa grave, di cui all'art. 2236 del codice civile. Pertanto, il grave errore professionale è ravvisabile solo quando il comportamento del sanitario sia incompatibile con il livello minimo di cultura e di esperienza indispensabile per l'esercizio della professione sanitaria.